OltreTuto
OltreTuto non è detto che sia arrivato già il momento di parlare al passato. OltreTuto forse ci è rimasto ancora qualcosa da dire. OltreTuto ripartire è solamente un verbo della 3a coniugazione.
lunedì 16 aprile 2012
The Artist. Piermario e la retorica del cielo.
Superato questo momento, però, devo dire che l'atmosfera rarefatta ha iniziato ad attrarmi sempre di più. E, a quel punto, credo che non aver tollerato parole. Non dovevano esserci. E non ci sono state. Una volta entrato in quel silenzio, in quella dimensione così intensa, tutto il rumore mi sarebbe sembrato fuoriluogo. Tanto che, all'udire la suoneria del solito telefonino lasciato acceso in maniera improvvida, sono stato colto da un raptus quasi violento. Non si poteva rompere quell'idillio. Sacrilegio. Anyway, alla resa dei conti, grande film. Mi ha fatto commuovere, mi ha fatto fare gli occhi rossi, qualche lacrima è scesa, struggente, lirico, metafora della vita.
Tanto facciamo fatica a calarci nel silenzio, a crearci un alveo tutto nostro di riflessione e di introspezione, tanto poi, una volta conquistato, vorremmo tenerlo stretto a noi e vivere solo di lui.
Piermario. Le frasi fatte. L'aria data alla bocca da tante persone (approposito di silenzio, che spesso sarebbe d'oro). E poi la retorica del cielo. Degli angeli. Gioca a calcio in cielo. E gli scarpini da calcio. Ecco, queste sono cose che non riesco a concepire. Non trovo alcun lirismo, alcuna poesia in un ragazzo di 25 anni che ha avuto la vita, il cuore e la mente straziati da dolori atroci, che ha saputo rialzarsi sempre con quella voglia, con quella grinta di chi vuole dimostrare di essere più forte di questo destino beffardo ed estremo. Lo ha fatto per due volte anche in campo, sabato. Senza poesia, senza lirismo. Solo con sudore e, c'è da immaginarlo, con le lacrime.
Però pare che davvero la retorica del cielo sia diffusissima. La gente non crede più, se ne frega della propria fede ma tutti immaginano questi cieli disseminati di calciatori che giocano, di attori che recitano, di cantanti che cantano. Funziona? Contenti voi...
E adesso? E adesso non so, mi si azzera il cervello. Mi ricorda quanto siamo fragili. Mi intima a prendere in mano ciò che sono, a guardarmi dentro, ad ascoltarmi di più. Perché, come mi ha ricordato Qualcuno ultimamente, SILENT è l'anagramma di LISTEN.
Si dovrebbe tornare al cinema muto. Anche quando si raccontano simili tragedie.
Ciao, notte.
PS: pensieri sconclusionati, stasera. Prendili per quello che sono. Sconclusionati, appunto.
giovedì 12 aprile 2012
Nessuno ti regala niente.
Crescendo ho pian piano capito che quella che sembrava solamente una espressione stantìa in origine, un pessimismo di maniera, era (è) una realtà. Scomoda o stimolante, lo lascio dire a te.
Ciao.
martedì 20 marzo 2012
Di sole e d'azzurro.
Non c'è più alcun dubbio ormai, mi sto trasformando in una lucertola. Non fosse per la panza, per il resto mi rendo conto di cercare il sole come lo cerca il piccolo rettile. In questo momento, per esempio, ti sto scrivendo da davanti a casa, fuori, con il tablettino sulle ginocchia e con il sole negli occhi. E sto bene.
Fallo anche tu, te lo consiglio.
Ciao.
Tuto
martedì 13 marzo 2012
Ti vorrei parlare.
Ti vorrei parlare di quanto questo fatto, banale se vuoi, forse stupido, abbia smosso in me mille pensieri, come se non ce ne fossero già molti nella mia testa.
Ti vorrei parlare di come stia riflettendo sulle priorità o supposte tali della mia vita.
Vorrei parlarti di tante cose. Ma mi manca il fiato ed il tempo.
E spero di ritrovare entrambi, a breve.
Ciao.
umberto
martedì 28 febbraio 2012
Il peggiore del mondo possibili.
C'è un mondo che si impegna per far soffrire.
C'è un mondo che si impegna per, quantomeno, alleviare le sofferenze.
C'è un mondo che se ne frega.
E tu, Umberto, a che mondo appartieni?
Oggi è successo qualcosa di tristissimo. E mi convinco sempre di più che ogni vittoria del "male di vivere" è una sconfitta per tutta l'umanità.
Perdiamo il tempo dietro a cose insensate, ci affanniamo a trovare sempre qualcuno cui opporci, godiamo delle sconfitte altrui, viaggiamo come un'umanità che ha dimenticato l'umano. E non ci accorgiamo di chi soffre, magari silenziosamente, ad un passo da noi.
Poi arrivano questi dolori ci sorprendono e ci sdraiano completamente. Siamo tutti coinvolti. Lo credo fermamente. Quante persone sfiorano ogni giorno le nostre vite senza che noi muoviamo un dito per provare a capirle, per donare loro un sorriso, per farle sentire meno sole? Può sembrare retorica, lo so, ma non vorrei che lo fosse. Almeno, per me non lo è. Si tratta semplicemente di un obbligo: essere per gli altri. Far girare un'economia che non fa PIL, che non fa calare lo SPREAD, che non ci rende più ricchi monetariamente parlando. Un'economia di relazioni, di puri sentimenti. Di donazione gratuita.
Dal silenzio deve nascere una nuova civiltà. Non può non nascere.
Ne abbiamo bisogno, tutti, per sperare.
A presto.
umberto
domenica 26 febbraio 2012
Intanto ti lascio questo.
Buonanotte.
umbe
martedì 21 febbraio 2012
Non potrei mai fare il camionista.
Di notte non riuscirei a non dormire.
Guidare per 8 ore al giorno mi distruggerebbe la già malandata schiena.
Ho bisogno di punti di riferimento stabili, un approdo a cui fare ritorno.
Quei bestioni da pilotare mi fanno paura.
La solitudine mi farebbe probabilmente andar via di testa.
Qualcuno me lo ha chiesto? No, è una semplice e banale riflessione pre-notturna, in attesa di pensieri migliori.
Ciao, a presto.