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martedì 28 febbraio 2012

Il peggiore del mondo possibili.

C'è un mondo che soffre.
C'è un mondo che si impegna per far soffrire.
C'è un mondo che si impegna per, quantomeno, alleviare le sofferenze.
C'è un mondo che se ne frega.

E tu, Umberto, a che mondo appartieni?
Oggi è successo qualcosa di tristissimo. E mi convinco sempre di più che ogni vittoria del "male di vivere" è una sconfitta per tutta l'umanità.
Perdiamo il tempo dietro a cose insensate, ci affanniamo a trovare sempre qualcuno cui opporci, godiamo delle sconfitte altrui, viaggiamo come un'umanità che ha dimenticato l'umano. E non ci accorgiamo di chi soffre, magari silenziosamente, ad un passo da noi.
Poi arrivano questi dolori ci sorprendono e ci sdraiano completamente. Siamo tutti coinvolti. Lo credo fermamente. Quante persone sfiorano ogni giorno le nostre vite senza che noi muoviamo un dito per provare a capirle, per donare loro un sorriso, per farle sentire meno sole? Può sembrare retorica, lo so, ma non vorrei che lo fosse. Almeno, per me non lo è. Si tratta semplicemente di un obbligo: essere per gli altri. Far girare un'economia che non fa PIL, che non fa calare lo SPREAD, che non ci rende più ricchi monetariamente parlando. Un'economia di relazioni, di puri sentimenti. Di donazione gratuita.
Dal silenzio deve nascere una nuova civiltà. Non può non nascere.
Ne abbiamo bisogno, tutti, per sperare.

A presto.
umberto

martedì 21 febbraio 2012

Non potrei mai fare il camionista.

Di notte non riuscirei a non dormire.
Guidare per 8 ore al giorno mi distruggerebbe la già malandata schiena.
Ho bisogno di punti di riferimento stabili, un approdo a cui fare ritorno.
Quei bestioni da pilotare mi fanno paura.
La solitudine mi farebbe probabilmente andar via di testa.

Qualcuno me lo ha chiesto? No, è una semplice e banale riflessione pre-notturna, in attesa di pensieri migliori.

Ciao, a presto.

lunedì 6 febbraio 2012

Emergenza. Ho le batterie scariche.

Lo scrivevo qualche giorno fa su twitter, evoluzione moderna del blogging, ideale scappatoia per chi (come me) deve combattere costantemente con una pigrizia ai limiti del patologico: la cifra dell'uomo moderno? Il caricamento delle batterie.
Passiamo buona parte della giornata a guardare gli indicatori delle batterie di telefono, notebook, tablet (per chi ce l'ha). E non ti dico la tensione quando sei in giro, hai uno di questi strumenti quasi scarichi e la cosa può deflagrare fino a farti sentire irrimediabilmente tagliato fuori. Dal mondo.
Una volta (quale volta?) quando parlavo di "batterie scariche" tendevo a riferirmi alle mie batterie interne, alle forze fisiche a mia disposizione. Adesso sembra che non ci pensi più. In compenso ogni sera, prima di andare a letto, metto sotto carica mezzo mondo.
Domani sera provo a metterMI sotto carica, davvero.
Anche perché martedì...nuova avventura.

Ciao, buonanotte.